Sovraindebitamento: cos’è e come uscirne

Il sovraindebitamento non è cosa da prendere alla leggera. Parliamo di una condizione che crea un’impasse davvero molto difficile e purtroppo ad oggi non sono pochi coloro che si trovano a fronteggiarla.

Chi si indebita più della sua capacità di restituzione corre seri rischi finanziari, ma c’è una soluzione? C’è un modo per tornare a vedere la luce in fondo al tunnel? Dalla nostra indagine sembra di sì, ma non si tratta di un percorso semplice, né immediato.

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Qui andiamo ad approfondire la questione sviscerando il problema, analizzandolo sotto svariati punti di vista e offrendo poi le soluzioni. Se ti trovi una condizione di sovraindebitamento o anche solo di rischio che la suddetta situazione possa bussare alla tua porta, informati e decidi sul da farsi con maggiore consapevolezza.

 Che cos’è il sovraindebitamento?

Molti imprenditori si trovano nella condizione di essere molto indebitati e non sapere come uscirne. I debiti sono una piaga che può colpire chiunque in ogni campo. Non solo imprenditori, ma anche le famiglie possono essere vittime dei debiti, anche solo per il fatto di aver acceso un mutuo del quale poi non si riesce a far fronte alle rate.

Nel 2018 si contano addirittura 59 miliardi di euro di debito di cosiddetta “insolvenza civile”, questi sono dati provenienti da ISTAT, Banca d’Italia e le associazioni dei consumatori. Ma in cosa consiste effettivamente il “sovraindebitamento”, qual è la sua definizione?

Si definisce sovraindebitamento quella condizione in cui nonostante si siano fatti tutti gli sforzi necessari, non si riesce più a mantenere gli impegni economici e/o a rimborsare finanziamenti e debiti.

Si è ritenuti sovraindebitati quando il proprio reddito risulta insufficiente a far fronte a tutte le spese che si devono affrontare, nonostante una forte riduzione del tenore di vita per un tempo anche molto lungo.

Questa condizione si verifica maggiormente quando le uscite sono costantemente maggiori delle entrate. Ciò implica inevitabilmente che non si riesca a far fronte ai debiti contratti in precedenza.

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Esistono poi due tipi di sovraindebitamento:

  • Attivo: in questo caso il sovraindebitamento è dovuto a una spesa eccessiva effettuata dalla famiglia dovuta ad errori di valutazione della propria capacità finanziaria.
  • Passivo: questa tipologia invece è dovuta a fattori imprevedibili che vanno a incidere sul proprio reddito in maniera negativa e improvvisa come spese non previste o la perdita del lavoro.

In Italia per un motivo o per l’altro addirittura una famiglia su 10 si trova in condizione di sovraindebitamento. Mentre il 40% delle famiglie se si trovasse ad affrontare una spesa improvvisa di soli 800 euro si troverebbe seriamente a rischio di sovraindebitamento.

La nuova legge sul sovraindebitamento

Come abbiamo visto il sovraindebitamento è una condizione piuttosto seria che rispecchia una completa instabilità finanziaria. Come è ovvio la soluzione migliore sarebbe quella di prevenire tale condizione provvedendo a una saggia gestione delle proprie finanze.

Ma se questo non è avvenuto, come si può risolvere una situazione di indebitamento eccessivo? Come si può uscire da questo problema. Informarsi è importante anche per ritrovare la strada giusta e non perdere la speranza.

Sono infatti noti i rischi psicologici di una situazione di sovraindebitamento. Pochi lo sanno, ma c’è una legge del 2012 ancora valida nel 2018 ed è proprio una legge atta a regolare i problemi di sovraindebitamento.

Con la legge 27 gennaio 2012 numero 3 si può attuare una nuova procedura che consente al debitore persona fisica o altro soggetto escluso da leggi fallimentari di trovare un accordo con il creditore davanti al giudice.

Da questo punto di vista ci sono diverse buone notizie. Non ultima quella che ha visto un cittadino vincere una causa contro Equitalia che esigeva la riscossione di un debito di 86 mila euro! Tale cartella esattoriale è stata ridotta dal giudice perché il soggetto debitore non avrebbe mai potuto far fronte a tale mole debitoria causa condizioni economiche instabili.

Tutto sta alla valutazione dell’effettiva capacità del debitore di restituire il debito, se questa, dopo i dovuti accertamenti, non risultasse soddisfacente il tribunale può disporre un pagamento molto inferiore. Nel caso specifico il debito è stato abbassato da 86 mila a 11 mila euro dal Tribunale di Varese.

Come funziona la legge n°3/2012?

È una legge creata apposta per le crisi da sovraindebitamento e liquidazione del patrimonio. Con questa legge per la prima volta in Italia venivano introdotte procedure concorsuali per soggetti non fallibili.

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Nella categoria dei papabili per rientrare nei parametri di legge da quel momento sono entrati anche soggetti come:

  • Consumatori, in quanto persone fisiche che hanno assunto dei debiti soltanto per scopi estranei all’attività imprenditoriale o professionale svolta
  • Start up innovative che mantengano i loro requisiti e non oltre il quarto anno dalla loro costituzione
  • Erede di un imprenditore defunto dopo un anno dalla morte
  • gli imprenditori commerciali che abbiano cessato l’attività da oltre un anno e che si siano cancellati dal Registro delle imprese
  • Imprenditori agricoli
  • Imprenditori commerciali che non superano un attivo di 300.000 euro, un ricavo lordo di 200.000 euro e un totale di debiti superiore a 500.000 euro negli ultimi 3 esercizi antecedenti al deposito del fallimento (i cosiddetti imprenditori commerciali “sotto soglia”)
  • Imprenditori commerciali “sopra soglia” con un debito totale e non pagato inferiore a 30.000 euro
  • Soci illimitatamente responsabili che abbiano perso lo status di soci da almeno un anno
  • Liberi professionisti, artisti, lavoratori autonomi e le società professionali che svolgono attività strettamente professionali
  • Associazioni professionali e le società semplici

Lo scopo della legge è stato quello di facilitare l’accesso a procedure di risanamento del debito. Per farlo bisogna rivolgersi all’organismo di composizione della crisi o a professionisti abilitati come commercialisti, avvocati o notai e presentare un piano di rientro.

L’accordo dovrà poi essere approvato da un giudice, se ciò accade avviene la “esdebitazione” ovvero il ricalcolo del debito e la sua riduzione in base alle effettive capacità di pagamento del debitore.

In caso di rifiuto della richiesta il consumatore può comunque accedere alla liquidazione del patrimonio.

Il momento fondamentale è quindi quello dell’analisi del giudice sul patrimonio del debitore. Si valuta anche il merito creditizio, ovvero i casi in cui per far fronte alle spese il debitore faccia uso di carte revolving, prestiti o pagamenti a rate accordati da banche e intermediari che non hanno valutato la capacità di restituzione del debito.

Come richiedere l’esdebitazione

Chiaramente l’aspetto più importante per chi si trova in condizione di sovraindebitamento è capire come e se è possibile procedere all’esdebitazione, ovvero alla riduzione del debito in base alle proprie effettive capacità di restituzione.

In tal caso il primo passo sarà quello di rivolgersi a un intermediario abilitato e presentare un piano del consumatore o una liquidazione di patrimonio. Il giudice farà poi le sue valutazioni ed emetterà un decreto di esdebitazione a patto che il consumatore si sia dimostrato collaborativo e ben disposto alla risoluzione del piano o della liquidazione.

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Nei seguenti casi non si ha mai diritto all’esdebitazione:

  • Debiti che derivano da obblighi di mantenimento o alimentari
  • Debiti di risarcimento danni da fatto illecito extracontrattuale. Sanzioni penali e amministrative di carattere pecuniario che non siano accessorie a debiti estinti.
  • Debiti fiscali anche se contratti prima del decreto di apertura delle procedure del sovraindebitamento ma successivamente accertati.